BRUNA SPAGNUOLO

Tanzania e in Kenya

Il mio approccio al viaggio ha a che vedere con il mio scrivere: cerca, scova e canta il bello che si fa speranza. Il modo di 'raccontare' una nazione è... soltanto 'mio'. Queste pagine sono ciò che di geografico potrebbe svolgersi in un salotto letterario (il mio). Ogni pagina è l'equivalente di una mia poesia (allargata all'iconografia).
© by Bruna Spagnuolo

Tanzania

1997/'98

I macigni di natura vulcanica, come quelli nella foto, interrompono la monotonia di ogni paesaggio tanzaniano,

creando fuori e dentro la vegetazione vere e proprie sculture calamitanti e suggestive.

 

Sulla via per Musoma, per Mwanza, per il lago Vittoria:

Scendendo dall'altopiano tanzaniano e dirigendosi verso il lago Vittoria, si ha l'impressione di vedersi schiudere dinnanzi orizzonti replicanti a forma di anfiteatri e a misura di cielo africano (grande come quello di nessun'altra terra). Spostando lo sguardo dalla vastità degli scenari alle inquadrature particolari dei vari punti cardinali, si colgono scorci belli come dipinti vivi e ricchi di colore. Tutto ha dimensioni maggiorate in Africa, persino il papiro, come si può vedere dalla foto centrale.

 

Weaver birds' nests :

Gli uccelli tessitori regalano al paesaggio lo spettacolo indimenticabile dei

tanti nidi penduli belli che, come frutti fantasmagorici e fiabeschi, adornano le varie tipologie di acacie.

 

Il lago Vittoria:

Il lago Vittoria, grande come un mare, è generoso, munifico e bello. Ha cibo per gli uccelli, per i pesci e per l'uomo e ricopre di pace e di oblio la cattiveria della creatura bipede umana, anche quando essa riesce a macchiarsi di genocidi inenarrabili e a deturpare le acque con innumerevoli cadaveri galleggianti (come quelli provenienti dal Ruanda).

 

 
  A Mwanza, i ristoranti servono il tilapia, uno dei pesci più buoni del mondo, e offrono terrazzi con la vista sul lago.
A Musoma, il vescovado offre accoglienze welcoming e gentili, che includono un rinfresco sul belvedere, con vista sul lago Vittoria. Padre Thomas (vestito di nero)di solito è nella foresta , ad organizzare assistenza medica e luoghi di culto. Ho provato a mandargli qualche aiuto dall'Italia, ma, a mezzo banche, la metà si è persa per la strada (come percentuali varie) e, nelle lettere, la totalità dell'importo si è perso per la strada (iniseme alle stesse lettere). Grande e bella è l'Africa, ma ... ai bambini che vi abitano non dona i diritti più scontati, compreso quello all'istruzione, e ai visitatori non regala scale di congiunzione...
 

Ciò che mi dispiace molto è non poter comunicare in modo continuativo con quei luoghi. Avevo potuto (durante il mio soggiorno lì) pagare la retta scolastica a una bambina che padre Thomas aveva accolto quando era rimasta orfana (il padre aveva ucciso la madre e poi si era tolta la vita in presenza della bambina).

Sono riuscita a comunicare per un paio di volte, dopo il mio ritorno in Italia, poi il silenzio è caduto inesorabilmente.

 

Le mangrovie:

Le mangrovie sono alberi-creature affascinanti. Sembrano grandi cucitrici: lanciano rami-radici simili a fili di interpunzione, che agganciano il terreno come un grande tessuto da colonizzare e che si trasformano in alberi più bassi dell'albero-madre, al quale restano uniti irrimediabilmente con la cima. I grovigli che ne derivano creano effetti-meandri scultorei e, allo stesso tempo, spaventosi.

 

Dar Es Salaam:

La capitale ha molto da offrire e anche situazioni alloggiative confortevoli e paesaggi incantevoli. La cosa più bella che essa abbia da offrire io l'ho trovata nelle capanne povere del villaggio dell'arte. L'artigianato è arte (con la A maiuscola) in quel luogo. Le capanne straripano di meraviglie e di splendore. La materia nobilitata assume leggerezza duttile come oro e dà corpo a meraviglie e a splendori.

Sulla via per l'Uganda:

Sulla via per l'uganda, è possibile comprare il jack fruit, raro e not available altrove.

 

In Uganda:

Le sorgenti del Nilo (comunemente chiamato Vittoria), sono uno spettacolo-ricompensa indescrivibile. La terra soffice e scura dei dintorni è casa-formicaio per il cobra di ogni età e dimensione. Ovunque e in ogni metro, la gente che vi abita si muove con circospezione: il cobra si rifugia in ogni anfratto delle vestigia naturali e umane.

 

Il jack fruit:

"Aveva scelto il più grosso dei frutti in vendita e l'aveva portato da lontano, pregustando il momento in cui avrebbe potuto romperlo e mangiarlo. Tagliandolo, lo vide ossidarsi e assumere un colore non proprio appetitoso; assaggiandolo, dovette arrendersi all'evidenza: era acerbo, immangiabile e sgradevole come poche cose al mondo. Quell'esperienza le riportò alla mente un uomo, che aveva denominato Mr Toad (Mr rospo), rubando il nomignolo a uno dei personaggi-animali di W. Horwood. Mr Toad era, per Virgilia, l'antonomasia della persona sgradevole-oltreaspetto. Era uno straniero anziano dall'aspetto di gentiluomo, che tutto era fuorché un gentiluomo. Prelevava l'amante keniana con la stessa macchina che accompagnava la sua moglie scozzese all'aeroporto e la rimandava indietro con la stessa che andava a prelevarla quando tornava; usava come scaldaletto intermedio la sua cameriera tanzaniana; incontrava un'altra sua vecchia fiamma africana, con figlio 'little Toad' al seguito, e conservava religiosamente l'album di 'nozze' che aveva assemblato con una sua giovane amante africana morta, poverina, di aids (dopo che lui l'aveva 'scoperta' e prelevata in un postribolo di Dar es Salaam) . Chiamava i bambini africani di passaggio e li portava nella sua casa ('per far ascoltare loro la musica e offrire caramelle' Virgilia credeva; altri insinuavano oscure ragioni). Si recava a Nairobi a scadenze ignote, per farsi togliere sacche del suo sangue e subire delle trasfusioni, onde limitare il rischio dell'immunodeficienza cui si esponeva. Si era trasferito senza 'a second thought' e senza il minimo disturbo (e senza muovere un dito o una mano). Aveva lasciato il suo ufficio esattamente come lo aveva usato per anni, con tutti i file al loro posto, con gli occhiali e la penna sulla scrivania e con tutti gli effetti personali nei cassetti (inclusi i vari passaporti delle varie mogli, le foto e gli album 'cari' e i libretti di assegni). Quell'uomo era un bipede a dir poco singolare e sarebbe rimasto per Virgilia 'Mr Toad'. Aveva pensato a quel nome, quando l'uomo era stato affetto da una malattia cutanea che gli aveva gonfiato la faccia e gli aveva squamato la pelle in modo patetico e ributtante (adatto alla natura del personaggio). Virgilia aveva pensato che quell'aspetto fosse un barlume di giustizia e che sarebbe stato giusto farlo perdurare. Quel nome divenne per lei l'etichetta con cui identificare tutti coloro che disonorano la razza 'bianca', quella 'nera' e tutte le razze arcobaleno. In quel luogo, le servì per identificare molti Toad. Uno di essi fu un Turco. Egli, per smaltire la nostalgia della sua legittima 'sposa' e dei suoi bambini, che lo aspettavano in patria, si era preso, nel villaggio, una Tanzaniana sì e no diciassettenne, ne aveva fatto l'uso che gli era garbato e l'aveva gettata via (senza un grazie o una spiegazione e con un suo figlio nel pancione). Era partito dalla sera alla mattina, per tornare dai suoi 'affetti cari', chiudendo quella che era stata casa per la fanciulla tanzaniana, e aveva lasciato l'adolescente gravida e prossima al parto come un cagnolino randagio. Chiamarlo Mr Toad fu, per Virgilia, poca cosa. Giusto sarebbe stato che la polizia lo avesse rinchiuso nelle galere africane, quando lo aveva fermato e lui aveva 'pagato' settecento euro per la vita del suo bambino e della sua giovane e innocente concubina-bambina dalla pelle scura (appartenente a una cultura nella quale c'è posto per mogli giovani e vecchie nella casa di uno stesso uomo). Si diceva che nella prigione del villaggio, i prigionieri stessero con i piedi gli uni contro gli altri da sdraiati e che vivessero l'uno addosso all'altro nella polverosa e sporca cella buia. Virgilia sentiva un nodo in gola, al pensiero di quei poveretti, rinchiusi per aver rubato una mucca o semplicemente per essere stati inseguiti ingiustamente. Quell'uomo vile, padre snaturato e razzista ignobile, che aveva 'usato' una fanciulla come avrebbe potuto usare una scimmia o una capra, avrebbe meritato di stare al posto dei poveri infelici che tutto erano fuorché criminali. Virgilia aveva affibbiato il nome Toad agli uomini che lo meritavano. Un altro Mr Toad era un italiano, un anziano Emiliano che si era 'comprata' una giovane donna tanzaniana, l'aveva resa impacciata con il 'privilegio' di abiti europei e l'aveva trattata da moglie, andando spesso in visita dai 'suoceri' nel bush; l'aveva poi lasciata come un cencio smesso, partendo all'improvviso (per tornare alla stima della sua anziana moglie, dei figli, dei nipoti e del parentado). Virgilia avrebbe voltuto avere voce di tuono e forza di uragano, per spazzare via quegl'insetti umani velenosi, ma non poté che definire Mr Toad gli uomini (tanti e di ogni nazionalità, purtroppo) che vivono 'in patria' una vita 'normale' in cui 'il marchio' dell'infamia non è visibile. Non si era disturbata a condannare un certo Mr Risino, che aveva 'usato' una 'moglie' africana cui aveva ben spiegato che la cosa era temporanea (e non si sarebbe disturbata neppure a rimandare ai Posteri la sentenza, che non era ardua per niente). La moglie nera (con 'scadenza' temporanea) di Risino, proveniente dal bush, aveva trovato vantaggioso fornire i suoi servigi, in cambio di vestiti e di qualche shellino, fino a quando lui sarebbe tornato dalla moglie 'bianca' (con 'scadenza' a tempo indeterminato, cui non era stata garantita la stessa libertà di scelta). I Mr Toad erano tanti. C'era, tra loro, anche un Portoghese che, per ridere alle spalle di Mr Tedesco, un suo amico italiano, gli rubava, di tanto in tanto, le notti della giovane Tanzaniana, con cui Tedesco tradiva la moglie italiana (alla faccia dell'età non proprio verde e dei figli ormai proprio grandi). Il Portoghese ebbe la sua punizione nel giorno in cui scoprì che l'Africana oggetto delle loro brame era sieropositiva. Il Mr Tedesco aveva una statura morale davvero 'piccina' e non si poneva il problema del ritorno a casa, ma il Mr Toad Portoghese, se non era passibile di rimorso, lo era sicuramente della paura di tornare a casa con la sindrome dell'immunodeficienza e se ne andò fino in Kenya, in cerca di trasfusioni e maghi che lo tenessero al sicuro dall'aids. I pochi Mr Toad cui Virgilia aveva affibbiato il nomignolo, i molti che aveva conosciuto nella sua vita e tutti i Mr Toad sparsi ovunque nel mondo tormentavano la sua sete di armonia. Pensava che essi fossero liberi di essere 'uomini', 'uominicchi' o 'quaquaracquà', ma che non avrebbero dovuto essere liberi di farsi credere 'uomini' quando e se erano soltanto dei Mr Toad (che non rendono al mondo un buon servigio/seminano vergogna/sono dei traditori degli affetti). Virgilia era convinta che i Mr Toad che, oltre ad essere traditori dei loro affetti, non rispettavano la vita, fossero anche dei traditori dell'umanità in senso lato. Senza pensarci su, dopo aver assaggiato il jack fruit, esclamò: -Mamma mia, che Mr Toad!-" Da Quali e quante latitudini hanno i sogni (e quante Giuda...)? di Bruna Spagnuolo

.

 

La geografia umana e la caducità di alcune sue dimensioni:

Anche nei siti abitativi temporanei, l'uomo tende a crearsi casa e ritrovi, perché 'fatto non è per vivere come bruto', ma, tra gli esseri umani, il numero dei 'bruti' è alto anche quando il bruto è 1.

Per coloro che il 'focolare' ce l'hanno nel cuore e lo portano ai quattri angoli del mondo (insieme al rispetto per la vita e per l'umanità), il solo passaggio dei Mr Toad adombra il sole...

"Il crepuscolo, che sfuma i contorni delle cose, rende gli animi dolci e propensi ad innalzare lodi alla bellezza e al suo creatore (quando gli animi appartengono agli uomini che portano la firma del Bene e di Dio). I vari Mr Toad, proprio al crepuscolo, invece, si spogliano delle loro vesti umane, indossano alibi-nonsense, per la loro identità nera come la pece, e ammorbano le indifferenti pareti dell' ignara casa-tana della latitudine-luogo-tempo contingente. Eppure, proprio su quella veranda, le rondinelle dalla lunga coda biforcuta facevano l'altalena al filo del bucato. Una di quelle rondinelle, ogni giorno, si posava sulla portiera della macchina e cinguettava con la sua immagine riflessa nello specchietto. Le immagini-metafora della bellezza fanno ammenda, nel creato, per il brutto e il male che l'uomo riesce a fare..." Da Quali e quante latitudini hanno i sogni (e quante Giuda...)? di Bruna Spagnuolo

Il serengeti:

Per nulla intimiditi e molto gregari, i babbuini si avvicinano all'uomo.

Il Serengeti è una sorta di pianeta dalle dimensioni vaste abitate dagli animali che si vedono solo nei documentari. Peccato che i ranger locali, per programmare e ottenere i vari spostamenti degli animali nelle aree designate, appicchino incendi che, alla lunga, devasteranno irrimediabilmente questo ecosistema immenso e poliedrico. Le creature ovipare abitatrici della savana finiranno per estinguersi, se questa pratica non cesserà. Gli 'eserciti' leggiadri delle faraone indaffarate, che riempiono il cuore del parco di brusii e di bellezza, forse sopravviveranno, ma le belle farfalle rare e uniche nel creato sicuramente no. Ne ho viste poche, infatti, nei punti più sperduti e accanto all'acqua.

La gazzella è un 'elemento' decorativo e aggraziato, che crea dissolvenze indimenticabili con i suoi spostamenti nella savana. Gli armenti calmi intenti alla pastura mi dicono che i passi felpati del leone non sono una minaccia (in questo punto e in quest'ora-o le sensibili bestie ne avvertirebbero l'odore).

La posizione di allerta della giraffa e del suo piccolo è un monito.

Dall'altra parte, sotto gli alberi, il leone sta banchettando con uno gnu. Sapendolo ormai placato, gli altri gnu pascolano indisturbati. Timorosi, noi decidiamo per la prudenza:

Guardingo, l'avvoltoio sosta su quest'ansa stagnante del fiume che, pochi metri più in là, forma rapide ardue da attraversare. Gli sono bastati pochi colpi d'ala, per giungere dov'è. Sprovvisti d'ali, noi abbiamo dovuto attraversare le rapide, invece. Sapendo di non potermi involare in tutta fretta, in caso di pericolo, io cammino a distanza ragguardevole dal punto in cui il coccodrillo si è appena immerso.

Chiesa-santuario a sorpresa:

In una località chiamata Kiabakari, una chiesa-santuario ha interno affrescato e sorprendente. La sua bellezza è così poco africana da apparire fuori contesto e forse persino impossibile (le vie dei Missionari sono davvero infinite).

La gente affolla le funzioni domenicali (quella della foto è la celebrazione pasquale 1998).

 

 

KENYA (1998)

Andando in macchina dalla Tanzania al Kenya, ci si sente avvolti dal fascino silenzioso e tangibile della Reef Valley e accompagnati dalla sua presenza distante, discreta, costante e quasi onnipresente. Si attraversano paesaggi come questo (foto sopra) e si ha l'impressione di trovarsi ovunque tranne in Africa.

Si rimane sorpresi, di fronte al sito abitativo che presiede alla coltivazione e alla produzione del tè di montagna, e incantati, di fronte all'aspetto morbido e quasi piumoso delle distese cespugliose che offrono i preziosi raccolti. La Camellia sinensis (o camellia thea, o thea sinensis), che, nelle zone subtropicali piovose e fresche dell'estremo Oriente, ragginunge i 15 metri di altezza e ha un fascino tutto speciale (con le sue foglie ovali dentate, i suoi fiori bianchi solitari, i suoi frutti a capsula e i suoi semi glabri oleaginosi ), in questa zona viene costretta a portamento cespuglioso e indotta a fornire ciclicamente le tenere foglioline e i germogli (che, raccolti prima della maturazione, avvizziti, arrotolati, fermentati ed essiccati, forniscono il nero usato nei paesi occidentali//scottati, arrotolati, essiccati e non fermentati forniscono il tè verde usato nei paesi orientali). Non è inusuale imbattersi, sulle alture kenyane, negli alberelli a foglie ovate lucide, fiori bianchi ascellari, frutti drupacei con due semi solcati semiovali ravvolti da una pellicola argentea e dal 'pergamino' o 'endocarpo': la Coffea arabica, originaria dell'Abissinia, che tanto bene si adatta all'altopiano africano / la pianta del caffè.

 

Le alture si vestono di vegetazione e di pasture dalle parentele d'altri lidi, dando al viaggio geografico dimensione anche fantastica e spirituale. I laghi, in lontananza, evocano i voli bianco-rosati dei fenicotteri belli e numerosi.

I paesaggi si animano della fauna libera del parco keniano, il Masai Mara (l'altra faccia del Serengeti- spero soltanto che la stessa fauna non continui ad essere censita nell'una e nell'altra nazione, con doppia opzione di abbattimento dei capi 'in esubero' e che non si facciano abusi reiterati di questo termine nelle due nazioni).

Il punto più alto, pima di Nairobi, è ricco di una visuale bellissima e di aria buona. I viaggiatori vi si fermano, perché trovano irresistibile lo spettacolo della vallata ad ampio respiro, e qualcuno trova altrettanto irresistible la tentazione di proporre loro l'acquisto di qualche mercanzia (a costo di appendere i cappelli agli alberelli).

Nairobi ha atmosfere montane, paradossi metropolitani e hotel-meraviglie.

 

Il Kenya è la patria del soap stone:

Avevo un'amica in Kenya, dieci anni fa. Il suo nome è Mrs Jiwa.Durante un mio safari, mi sono fermata presso di lei, che mi ha regalato una visita alle cave del soap stone e alla sua factory artigianale.

Il soap stone è il marmo più morbido che esista in natura.Da ognuno dei suoi "sassi" gli artisti ricavano sculture e splendori.

 

"Avevo una fattoria/.../ ai piedi delle colline Mgong...", ha scritto Isaak Dinesen (in arte: Karen Blixen), la scrittrice danese autrice de "La mia Africa". La sua casa (ora museo-v. foto sottostanti) è (in Kenya-non lontano da Nairobi, ancora dove/come lei l'ha lasciata) e pare attendere lo scalpiccio dei suoi passi e il cigolio di quello stesso carro con il quale affrontò un viaggio epico e persino uno scontro con il leone... Il contenuto della villa, che era stato sparso ai quattro venti, è stato ritrovato e rimesso al suo posto, con l'aiuto del governo danese. Visitare la casa di questa scrittrice è stato, per me, come 'calpestare le sue orme'. Vedere gl'interni, con le sue foto appese alle pareti, i suoi arredi e i suoi oggetti, i suoi angoli della lettura e della scrittura (e l'angolo sedile-osservatorio sotto la finestra) è stato come entrare nei suoi pensieri e spiare negli angoli nascosti del suo cuore... Vedere i locali-cucina, dove tanti pasti-party sono stati arricchiti di odori-sapori e dovizie mi ha proiettato tra i suoni e i colori della sua epoca... Passeggiare tra le piante straordinarie del suo giardino mi ha riportato là dove lei tendeva l'orecchio attento, pronta a piegarsi su un ginocchio e ad imbracciare il fucile per fronteggiare le fiere...

Questa macchina (usata nelle coltivazioni del caffè) si trova nell'area che nell'ottocento era la coltivazione ordinata e amata dscritta dalla Dinesen.

L'emozione della visita a questo luogo è la stessa che ho provato immergendomi tra i fenicotteri in volo, accanto ai laghi Neivasha e Nakuru, ricordando le lacrime di commozione profonda che bagnano il volto di "Karen" nella scena dei voli leggiadri in cui si trova immersa con l'aereo pilotato dal suo amore grande-indimenticabile-imperituro (che in quello stesso areo troverà la morte).

foto di G. ferrara- testi di b. spagnuolo- copyright by Bruna Spagnuolo

ecco l'e-mail di b. s.